Una proposizione subordinata dipende da un'altra proposizione, detta reggente, e ne completa il significato. Si riconosce dalla parola che la introduce (una congiunzione come che, perché, se, quando, un pronome relativo, un interrogativo) oppure dal verbo di modo indefinito. Le subordinate si dividono in tre grandi gruppi: completive o sostantive (soggettive, oggettive, dichiarative, interrogative indirette), relative o attributive e circostanziali o avverbiali (causali, finali, temporali e altre), che nel periodo hanno una funzione simile a quella dei complementi nella frase semplice.
Le subordinate completive
Soggettive
Fanno da soggetto al verbo della reggente, che di solito è impersonale o usato impersonalmente (bisogna, sembra, è necessario, si dice). Per riconoscerle chiedi «che cosa?» al verbo della reggente.
- «È importante che tu venga» (esplicita).
- «Bisogna partire presto» (implicita).
- «Si dice che il negozio chiuderà».
Oggettive
Fanno da complemento oggetto a un verbo che indica dire, pensare, sapere, credere, sperare, vedere. Rispondono a «che cosa?».
- «Penso che tu abbia ragione».
- «Spero di rivederti presto».
Dichiarative
Spiegano il contenuto di un nome o di un pronome dimostrativo della reggente (idea, speranza, notizia, questo…).
- «Ho la sensazione che qualcuno ci osservi».
- «Ricordo solo questo: di aver chiuso la porta».
Interrogative indirette
Riportano una domanda senza punto interrogativo e dipendono da verbi come chiedere, domandare, sapere, capire. Sono introdotte da se o da pronomi, aggettivi e avverbi interrogativi (chi, che cosa, quale, dove, come, quando, perché).
- «Mi chiedo se domani pioverà».
- «Non so dove andare».
- «Dimmi perché sei arrabbiato».
Le subordinate relative
Sono introdotte da un pronome relativo (che, il quale, cui) o da un avverbio relativo come dove, e si riferiscono a un nome della reggente, detto antecedente, come farebbe un attributo.
- «Il libro che mi hai prestato è bellissimo».
- «È la città dove sono nato».
- «Cerco qualcuno con cui parlare» (implicita).
Molti testi distinguono anche le relative improprie, che hanno un valore circostanziale: in «Cerco un amico che mi aiuti» la relativa ha valore finale.
Le subordinate circostanziali
Causali
Indicano la causa di quanto detto nella reggente. Esplicite con perché, poiché, siccome, dato che, visto che; implicite con il gerundio o con per e l'infinito passato.
- «Sono rimasto a casa perché avevo la febbre».
- «Essendo in ritardo, ha preso un taxi».
- «È stato punito per aver mentito».
Finali
Indicano lo scopo. Esplicite con perché, affinché e il congiuntivo; implicite con per, a, al fine di e l'infinito.
- «Te lo ripeto perché tu lo ricordi».
- «Studio per superare l'esame».
- «Siamo venuti a salutarti».
Con perché di solito decide il modo: indicativo nella causale, congiuntivo nella finale.
Temporali
Collocano nel tempo il fatto della reggente. Esplicite con quando, mentre, appena, dopo che, prima che, finché; implicite con il gerundio, dopo e l'infinito passato, prima di e l'infinito, il participio passato.
- «Mentre cucinavo, è squillato il telefono».
- «Dopo aver cenato, siamo usciti».
- «Prima di uscire, chiudi le finestre».
Consecutive
Indicano la conseguenza di quanto detto nella reggente, che spesso contiene così, tanto, talmente, tale. Esplicite con che; implicite con da e l'infinito.
- «Era così stanco che si addormentò sul divano».
- «Il film era talmente noioso da far addormentare tutti».
Concessive
Indicano un fatto nonostante il quale si realizza quanto detto nella reggente. Esplicite con benché, sebbene, nonostante, malgrado e il congiuntivo, oppure anche se e l'indicativo; implicite con pur e il gerundio.
- «Sebbene fosse stanco, continuò a lavorare».
- «Anche se piove, andiamo al parco».
- «Pur conoscendo la risposta, non disse nulla».
Condizionali e periodo ipotetico
La condizionale, introdotta soprattutto da se (ma anche da qualora, purché, a patto che), esprime la condizione da cui dipende la reggente. Insieme formano il periodo ipotetico: la condizionale si chiama protasi, la reggente apodosi. Si distinguono tre tipi:
- Della realtà: «Se studi, passi l'esame» (indicativo).
- Della possibilità: «Se studiassi, passeresti l'esame» (congiuntivo imperfetto e condizionale presente).
- Dell'irrealtà: «Se avessi studiato, avresti passato l'esame» (congiuntivo trapassato e condizionale passato).
Con le forme del secondo tipo si esprime anche un'ipotesi impossibile nel presente («Se fossi un gatto, dormirei tutto il giorno»), che molti libri inseriscono nel terzo tipo. La condizionale può essere anche implicita: «Studiando di più, passeresti l'esame».
Comparative
Mettono a confronto il contenuto della reggente con quello della subordinata e possono essere di maggioranza, di minoranza o di uguaglianza.
- «Il viaggio è stato più lungo di quanto pensassimo».
- «Ho speso meno di quanto temessi».
- «È tanto simpatico quanto è intelligente».
Modali
Indicano il modo in cui si svolge l'azione della reggente. Esplicite con come, nel modo in cui; implicite soprattutto con il gerundio.
- «Ho fatto come mi hai detto».
- «È entrato in classe correndo».
Gli errori più frequenti
- Riconoscere la subordinata solo dalla congiunzione: perché introduce una causale, una finale o un'interrogativa indiretta («Non so perché sia partito»).
- Confondere oggettiva e dichiarativa: l'oggettiva dipende da un verbo, la dichiarativa da un nome o da un pronome.
- Confondere relativa e oggettiva quando c'è che: se si può sostituire con il quale o la quale, è un pronome relativo.
- Considerare se sempre condizionale: in «Non so se verrà» introduce un'interrogativa indiretta.
L'analizzatore della pagina individua le subordinate e le collega alla loro reggente; usalo per controllare l'esercizio, tenendo presente che alcune classificazioni, come le relative improprie o i tipi di periodo ipotetico, cambiano tra i manuali e che valgono le indicazioni dell'insegnante. Inserisci qui sotto il tuo periodo e verifica il tipo di ogni subordinata.